La parola all'Anestesista
A cura del Dr. Giovanni Mangia
Medico Anestesista
Azienda Ospedaliera San Camillo - Forlanini
Roma
mangia.giovanni@fastwebnet.it
Le competenze
del Medico Anestesista comprendono varie fasi del percorso assistenziale
che porta un bambino all’intervento chirurgico:
1) VALUTAZIONE E PRESCRIZIONI
PREOPERATORIE
Tale fase è di fondamentale
importanza per la raccolta dei dati riguardanti lo stato fisico del
bambino, la sua storia remota e recente (anamnesi), la presenza di malattie
importanti in famiglia (soprattutto coagulopatie e malattie muscolari).
Inoltre è l’occasione per stabilire un contatto
con il bambino e con i genitori ed il momento in cui verrà effettuata
la visita. La valutazione preoperatoria è molto più importante
di qualsiasi esame strumentale preoperatorio!
Frequentemente durante la visita si riscontrano processi
infiammatori delle vie aeree che rappresentano comunque una controindicazione
relativa all’intervento e vanno valutate nel singolo caso. Infatti
solo le infiammazioni più gravi aumentano la probabilità
di complicanze intraoperatorie (broncospasmo e laringospasmo) e postoperatorie
(broncopolmoniti).
Un capitolo a parte merita il ‘rischio allergia’,
una delle paure più diffuse tra i genitori quando un bambino
deve essere sottoposto ad un intervento in anestesia generale. Gli eventi
allergici acuti (shock anafilattico) hanno un incidenza estremamente
bassa nell’esperienza mondiale e non giustificano la necessità
di eseguire accertamenti approfonditi in questo senso. D’altro
canto, al giorno di oggi, non esistono esami strumentali di routine
che possano con certezza escludere l’evenienza di un shock anafilattico
durante la somministrazione di un anestetico. Ogni camera operatoria,
comunque, è perfettamente attrezzata per affrontare tal evento
che rappresenta una complicazione poco frequente ma perfettamente trattabile.
E’ importante ribadire che nel caso in cui, e fortunatamente
è l’evenienza più frequente, ci troviamo di fronte
a bambini con storia familiare e personale negativa, questi possono
essere sottoposti ad anestesia senza esami di laboratorio preoperatori,
senza elettrocardiogramma, senza Rx torace eseguiti spesso di routine
e che, nella maggior parte dei casi, aumentano solo la diffidenza dei
bambini con i sanitari. Di volta in volta sarà il medico anestesista,
dopo la visita, a stabilire se e quali esami effettuare.
Un’altra questione molto "sentita" dai genitori
sono i tempi del digiuno preoperatorio: i bambini "devono"
bere liquidi chiari fino a due ore prima dell'induzione dell'anestesia
(per ridurre l'acidità gastrica, fattore determinante per la
morbidità da inalazione, attenuare la risposta ipontensiva che
si ha nei bambini disidratati ed inoltre favorire la "compliance"
cioè l'adesione alle procedure); il latte materno può
essere somministrato fino a 4 ore prima mentre per un pasto completo
si dovrà attendere circa 6 ore.
Dopo l'idoneità alla visita sarà prescritta
una eventuale preanestesia. Eventuale perchè, teoricamente, nelle
Strutture in cui è possibile l'ingresso dei genitori in Sala
Operatoria, la premedicazione potrebbe anche essere omessa. Nei casi
invece in cui ciò non sia praticabile sarà somministrato
un sedativo per bocca 30' prima dell'ingresso in S.O in modo tale da
favorire il distacco dai genitori e l’accettazione delle procedure
iniziali.
2) CONDOTTA ANESTESIOLOGICA IN
SALA OPERATORIA
In sala operatoria compito del medico
anestesista sarà quello di effettuare l’induzione dell’anestesia
(cioè la fase iniziale di ipnosi farmacologia, la somministrazione
degli anestetici, l’eventuale curarizzazione e la scelta della
tecnica anestesiologica), il suo mantenimento (durante la quale "opera"
il chirurgo) e, a fine intervento, il risveglio.
L'induzione è nella maggior parte dei casi di tipo inalatoria
(tramite mascherina facciale) che viene ben accettata nei mambini premedicati.
Per inalazione vengono somministrati potenti agenti anestetici che consentono,
in modo indolore, l’incannulamento venoso e quindi successivamente
la somministrazione degli anestetici endovenosi, gli eventuali curari
con l’inserimento di una protesi respiratoria se si procede all’Anestesia
Generale.
Le tecniche anestesiologiche possibili sono tre:
- l'Anestesia Generale con protesi respiratoria (Maschera Laringea
o Tubo Tracheale).
- l'Anestesia Generale con associato Blocco Anestestico per Infiltrazione
del Pene.
- Anestesia Epidurale Caudale in Respiro Spontaneo senza protesi respiratoria
La nostra preferenza va all'Anestesia Epidurale, con associata
somministrazione di adiuvanti (clonidina o morfina), eventualmente seguita,
a fine intervento, dal Blocco del Pene. Tali tecniche consentono una
eccezionale stabilità dei valori intraoperatori della Frequenza
Cardiaca e della Pressione Arteriosa ed un più rapida ripresa
delle condizioni fisiche nel postoperatorio.
In due recenti Congressi Nazionali (SARNePI - Società
Italiana di Anestesia e Rianimazione Neonatale e Pediatrica Italiana-
e SIUP -Società Italiana di Urologia Pediatrica), in collaborazione
del Dott. Marrocco e del Dott. Vallasciani, abbiamo riportato la nostra
esperienza e casistica in merito a tali tecniche.
Durante la fase di mantenimento, lo stato generale del paziente
è costantemente monitorizzato con vari strumenti: il saturimetro,che
rileva la quantità di ossigeno nel sangue attraverso un semplice
sensore nel dito, l’elettrocardiografia, la misurazione della
Pressione Arteriosa, la valutazione della respirazione. Tali strumenti
complessivamente forniscono i dati necessari per garantire una sicura
gestione dell’anestesia.
A fine intervento con la sospensione dei farmaci dell’anestesia
generale e degli ipnotici, in caso di anestesia caudale, si ottiene
il risveglio del bambino. E’ da precisare che il risveglio anestesiologico
non ha gli stessi aspetti della fine di un sonno fisiologico ma soprattutto
risposta finalizzata a stimoli dolorosi di lieve entità, autonomia
respiratoria completa, parametri fisiologici (saturazione periferica,
pressione arteriosa, frequenza respiratoria e cardiaca) assolutamente
nella norma.
3) POSTOPERATORIO
Il dolore sarà trattato
con analgesici ad orari fissi (tramite supposte di paracetamolo o farmaci
analgesici endovena). La loro azione è più efficace se
vengono assunti in prevenzione del dolore anziché una volta instaurato
lo stesso.
Un evento abbastanza frequente, soprattutto nei bambini
più piccoli, è la comparsa di un breve periodo di agitazione
del bambino appena risvegliato. Spesso viene scambiato come manifestazione
di dolore postoperatorio, creando ansia e timori nei genitori. L’uso
di tecniche combinate di analgesici centrali e locali (nel sito della
ferita) ci permettono di escludere tale evenienza. Questa fase ‘agitatoria’
del bambino corrisponde invece ad una sorta di ‘fase allucinatoria’
secondaria ad alcuni farmaci utilizzati nell’anestesia generale
alla quale i piccoli reagiscono con il pianto. Assicurare loro un ambiente
calmo e possibilmente in penombra è un efficace aiuto per questa
fase del tutto transitoria.
La rialimentazione potrà essere anche abbastanza
precoce: il parametro più affidabile è lo stato di "risveglio"
del bambino! Si inizierà con liquidi chiari (acqua, thè,
camomilla); in assenza di problemi dopo l’assunzione degli stessi
(nausea, vomito) si proseguirà con latte e/o cibi solidi.
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